Al via il ciclo di conferenze dialogate “Avanziamo! Cibo, sostenibilità, cultura” organizzato dal CeSPeC

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Al via il ciclo di conferenze dialogate “Avanziamo! Cibo, sostenibilità, cultura” organizzato dal CeSPeC

Mercoledì 26 febbraio 2014 alle ore 20,45 presso il salone della Soms (via Roma 74) avrà luogo la prima conferenza del ciclo “Avanziamo! Cibo sostenibilità cultura”. Il ciclo di incontri è organizzato dal CeSPeC di Cuneo in collaborazione con la Soms di Fossano e gode di un finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Fossano. Il primo appuntamento vedrà la partecipazione della filosofa Giosiana Carrara (Istituto resistenza, Savona), che dialogherà con il pubblico sul tema “Come mangiare senza farsi mangiare? L’approccio etico all’assunzione del cibo”. Introduzione a cura di Roberto Franzini Tibaldeo. Ingresso libero.
L’atto della nutrizione implica un rapporto tra il corpo (affamato o sazio) e il cibo (scarso o abbondante) regolato dal desiderio (appetito). Questo rapporto, pur se stabile dal punto di vista biologico, storicamente è stato declinato secondo modalità diverse. Nel passato, quando le donne e gli uomini hanno fatto i conti con la penuria alimentare e con la fame, la domanda che s’imponeva era: “Che cosa mangiare?”. Dagli anni del boom economico, quando la progressiva industrializzazione degli alimenti ha reso disponibile una maggiore quantità di cibo, in Occidente è comparsa la scienza della nutrizione, seguita dai primi manuali di controllo del peso tramite svariate diete. Allora abbiamo cominciato a chiederci: “Come mangiare?”. Oggi, nel quadro di una società tardo-capitalistica improntata al sistema neoliberale, in cui il cibo proviene in gran parte da multinazionali che, oltre a produrre, esercitano anche il controllo delle risorse alimentari (binomio “alimentazione-potere”), la domanda che ci poniamo è ancora diversa: “Come mangiare senza farsi mangiare?”. La questione è assai complessa e tocca questioni ecologiche, ma anche quelle relative alla regolazione del desiderio individuale e sociale, per giungere infine a incunearsi in una domanda decisamente più radicale e impegnativa: “Cosa fare di noi stessi?”.

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