Eufemia

 

Eufemia

“Philosophy for Community” e dialogo interculturale

Progetto di ricerca, formazione e empowerment sociale

 

Eufemia (dal greco eu, “bene”, e phemi, “parlare”) alla lettera significa “parlare bene”. Eufemia non è solo un nome proprio di persona, ma anche quello di una delle celebri “città invisibili” di Italo Calvino. La scelta di anteporre questo prologo letterario si spiega con il fatto che “Eufemia” può anche essere letta come metafora di una pratica dialogica tra diversità. Ecco le parole di Calvino:

 A ottanta miglia incontro al vento di maestro l’uomo raggiunge la città di Eufemia, dove i mercanti di sette nazioni convengono a ogni solstizio ed equinozio. La barca che vi approda con un carico di zenzero e bambagia tornerà a salpare con la stiva colma di pistacchi e semi di papavero, e la carovana che ha appena scaricato sacchi di noce moscata e di zibibbo già affastella i suoi basti per il ritorno con rotoli di mussola dorata. Ma ciò che spinge a risalire fiumi e attraversare deserti per venire fin qui non è solo lo scambio di mercanzie che ritrovi sempre le stesse in tutti i bazar dentro e fuori l’impero del Gran Kan, sparpagliate ai tuoi piedi sulle stesse stuoie gialle, all’ombra delle stesse tende scacciamosche, offerti con gli stessi ribassi di prezzo menzogneri. Non solo a vendere e a comprare si viene a Eufemia, ma anche perché la notte accanto ai fuochi tutt’intorno al mercato, seduti sui sacchi o sui barili o sdraiati su mucchi di tappeti, a ogni parola che uno dice – come “lupo”, “sorella”, “tesoro nascosto”, “battaglia”, “scabbia”, “amanti” – gli altri raccontano ognuno la sua storia di lupi, di sorelle, di tesori, di scabbia, di amanti, di battaglie. E tu sai che nel lungo viaggio che ti attende, quando per restare sveglio al dondolio del cammello o della giunca ci si mette a ripensare tutti i propri ricordi a uno a uno, il tuo lupo sarà diventato un altro lupo, tua sorella una sorella diversa, la tua battaglia altre battaglie, al ritorno da Eufemia, la città in cui ci si scambia la memoria a ogni solstizio e a ogni equinozio.

Com’è noto, di fronte alla questione del rapporto tra diversità (di punti di vista, valori, istanze culturali, generi, generazioni, abilità e competenze, ecc.) si può optare per due soluzioni: una prima modalità relazionale prende descrittivamente atto di una pluralità e si interroga sulle regole di convivenza di tale pluralità; una seconda modalità si pone, invece, l’obiettivo – senz’altro più ambizioso, ma anche più arduo e controverso – di lavorare in vista della trasformazione qualitativa della pluralità in pluralismo. Questo significa favorire e mettere in pratica interrelazioni tra diversità che siano improntate a confronto approfondito, critico e autocritico, pratiche traduttive, ricerca di orizzonti comuni ed eventualmente trasformazione dei punti di vista, creazione di legami comunitari e innovative costruzioni di ponti sotto il profilo esistenziale, culturale e valoriale.

La seconda opzione riflette dunque la volontà di vedere nella complessità socio-culturale contemporanea e globalizzata un dato di fatto plurale in divenire che alberga in sé un’istanza normativa relativa alla sua gestione politica e, prima ancora, a un’approfondita riflessione etica e pedagogica. Come ben evidenziato da Calvino, è infatti la stessa dinamica del desiderio umano e delle relazioni (individuali e sociali) di cui sono intessute le nostre esistenze a metterci in rapporto con l’“alterità” e la “diversità” e a spingerci – sempreché vi acconsentiamo liberamente, s’intende – verso l’oltrepassamento della pluralità esistente e in direzione di un pluralismo a venire. Non si approderà tuttavia a tale pluralismo senza l’accettazione della parzialità del proprio punto di vista nel contesto di un orizzonte più ampio, che è quello della convivenza e della condivisione di un ethos comune non imposto. Sul versante culturale, tale pluralismo “comprensivo” appare capace di integrare in sé le differenze senza omologarle non risulta affatto inconciliabile con forme rinnovate e non totalitarie (o fondamentalistiche) di universalismo cosmopolitico (si pensi alle riflessioni di U. Beck, all’“universalismo della differenza” di G. Marramao o all’ “universale senza uno” di M. Pagano). Si tratta di una sfida a più livelli i cui risultati rimangono in larga parte sconosciuti e imprevedibili, benché sia evidente che la transizione verso la società pluralista possa offrire più di un’opportunità di fronte ai rischi di scivolamento in “patologie dell’età globale” (cfr. E. Pulcini; A. Honneth).

L’esperienza decennale del CeSPeC nei settori della sensibilizzazione civica, della riflessione e promozione culturale e della formazione permanente di giovani e adulti insegna che le sfide menzionate richiedono che la formazione istituzionalizzata e professionalizzante (scuola, università, ecc.) si affianchi a pratiche e occasioni di educazione informale (i “fuochi tutt’intorno al mercato”, cui fa cenno Calvino) rivolte a persone e cittadini di ogni fascia di età. L’incontro con l’altro – suggerisce ancora Calvino – non avviene solo per il tramite del negotium (= lo spazio dell’agire necessario alla sopravvivenza, del lavoro, ecc.), grazie a cui pure entriamo in contatto e conosciamo l’alterità dell’altro. Il tempo del negotium deve essere completato dall’otium, vale dalla disponibilità a prendersi il tempo necessario per riflettere sui significati dell’esistenza propria e altrui, e per fare esperienza delle relative analogie e differenze.

Il progetto in sintesi

Il progetto intende affrontare la questione del dialogo interculturale con particolare riferimento alla sfera pubblica democratica e auspicabilmente pluralistica che caratterizza nel tempo presente gli Stati europei e le relative società, fino a giungere all’ambito locale e alla realtà sociale della Provincia di Cuneo. L’idea di fondo è che il dato di fatto della pluralità (culturale, religiosa, politica, sociale, valoriale, esistenziale, ecc.) non è sufficiente a garantire il conseguimento di un effettivo pluralismo delle diversità. In funzione di una diversa interpretazione del dialogo interculturale il progetto lavorerà sulla pratica sociale/comunitaria della filosofia – specie nella sua concretizzazione di maggior successo, la “Philosophy for Community” (P4C), elaborazione extra-scolastica della “Philosophy for Children” di Matthew Lipman. Si ritiene infatti che questo modello abbia molto da offrire e potrebbe (dovrebbe) giocare un ruolo formativo di primo piano specie nell’educazione informale e permanente degli adulti, nel senso di favorire rapporti tra diversità improntati a confronto approfondito, critico e autocritico, pratiche traduttive, creazione di legami comunitari. Per fare questo il progetto cercherà di far interagire la pratica empirica della P4C con una specifica linea di ricerca volta all’analisi del modello e della sua applicabilità nello contesto cuneese.

Il progetto prevede le seguenti attività:

  • Fase 1: preliminare ricerca-azione al fine di individuare e analizzare i bisogni interculturali degli enti territoriali e professionali partner del progetto.
  • Fase 2: ricerca teorica articolata in incontri e seminari di ricerca trimestrali coinvolgenti l’équipe di ricercatori. L’obiettivo è quello di esaminare in chiave critica il paradigma teorico-pratico della “Comunità di ricerca filosofica” della P4C e valutarne la collocazione entro il dibattito odierno tra comunitarismo e individualismo neo-liberale. Tra gli obiettivi di queste attività di ricerca rientra anche quello di mettere a punto un set di indicatori quali-quantitativi atti a valutare inclusione e dialogo tra diversità.
  • Fase 3: attività di formazione interculturale realizzate con la metodologia della P4C rivolte agli enti partner e membri della rete. Tali attività prevedono al tempo stesso un progetto pilota di valutazione dell’efficacia in contesto interculturale della P4C mediante svolgimento di sessioni con un gruppo sperimentale e utilizzando il set di indicatori appositamente messo a punto nella Fase 2.
  • Fase 4: attività di restituzione e riflessione sulla pratica svolta nella Fase 3 al fine di precisare le sfide formative poste dal dialogo interculturale, formalizzare il contributo proveniente dalla pratica comunitaria della filosofia, procedere a un eventuale aggiornamento della P4C di Lipman.

Il progetto ha ottenuto il patrocinio del Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino e vedrà il coinvolgimento di alcuni docenti del curriculum per “Educatore per lo sviluppo sociale del territorio” di Savigliano. Tra i partner ed enti della rete progettuale: MondoQui. Associazione di Volontariato – Mondovì, Centro Multidisciplinare per l’Infanzia e l’Adolescenza (Ce.M.I.A) – Cuneo, Diocesi di Fossano-Cuneo (Pastorale Giovanile), Emmanuele Soc. Coop. Sociale – Cuneo.